martedì 14 luglio 2009

I grandi terremoti del passato: 4. 1693 Sicilia orientale: un terremoto non ancora del tutto compreso

Quello dell'11 gennaio 1693 è stato probabilmente il terremoto più violento avvenuto in Italia in epoca storica. Avvertito dalla Calabria a Malta, ha distrutto una gran parte degli abitati in un'area compresa fra Catania, Ragusa e Siracusa. Morirono almeno 60.000 persone, anche a causa di uno tsunami di altezza non sicura, collocabile fra i 5 e i 10 metri

La caratteristica sismica più interessante è che la scossa principale sia stata preceduta da 2 altre scosse: la prima circa alle 12.30 locali del 9 gennaio con M=6.2 e la seconda l'11 poche ore prima di quella principale di M=4.9. Ovviamente mancando le registrazioni strumentali di scosse ce ne saranno state parecchie altre. Quella del 9 è stata di suo sufficiente per causare ingenti danni. Per fortuna ci sono molte testimonianze storiche che hanno parzialmente contribuito a distinguerne gli effetti da quella dell'11.

Detto questo potrà sembrare strano che ancora su questo sisma ci siano delle grosse divergenze di opinione fra gli studiosi, ma è così: innanzitutto sulla Magnitudo, valutata a seconda dei lavori tra 6,9 e 8 (un gap non proprio trascurabile...), sulla struttura che lo ha originato e di conseguenza, sull'epicentro.
Queste indecisioni sono dettate anche dalla bassa frequenza di scosse, anche di lieve entità, che contraddistingue l'area dall'avvento della sismologia strumentale e che, quindi, di fatto nasconde le possibili sorgenti sismogenetiche. L'unica di una certa importanza è stata il terremoto di Lentini del 1988.
Per quanto riguarda lo tsunami, il problema è molto simile a quello del 1908: come è possibile che una scossa di magnitudocosì bassa (relativamente parlando) abbia potuto innescare un simile maremoto?

Per capire meglio le cose occorre fare un breve excursus sulla geologia dell'area, grazie a una cartina reperita su www.geonautilusub.it, molto utile perchè rifacimento a colori di una nota carta geologica. Si vedono le varie fasce che compongono la catena appenninico - maghrebide
In viola scuro il retropaese europeo, la zona sotto la quale stanno scorrendo le placche africana e dinarica. In viola più chiaro le porzioni più "interne", geologicamente parlando: i massicci cristallini di Al.Ka.Pe.Ka. (a cui avevo già dedicato un post) In verde oliva le falde "maghrebidi", una ziona intermedia della catena e in marrone chiaro il "sistema a thrust esterni", l'ossatura della catena attuale. In verde chiaro le porzioni delle placche africana e adriatica che stanno per scorrerei sotto la catena: Iblei, Salento e Gargano
La crosta continentale siciliana e quella oceanica dello Jonio sono separate dalla Scarpata di Malta, che secondo alcune interpretazioni si individuò alla fine del Triassico e costituì il margine africano della Tetide, l'oceano che chiudendosi ha formato quella grande catena che parte da Gibilterra e di passando per Appennini, Alpi, Balcani arriva fino all'Himalaya e di cui il Mediterraneo orientale è l'ultimo resto.

I monti Iblei sono la parte visibile dell'avampaese ibleo, di fatto formato da rocce di pertinenza africana che si stanno immergendo sotto la catena appenninica (che comincia lungo l'asse Gela – Catania) nella “avanfossa di Gela”.
E' una situazione simile a quella della Puglia, dove il Gargano e la Penisola Salentina sono ancora in attesa di scorrere sotto l'Appennino Meridionale e tra loro e la catena c'è una avanfossa, un'area in cui si è formata una spessa coltre di sedimenti

Il blocco ibleo a sua volta non è compatto. In particolare la “linea di Scicli” è una faglia trascorrente, quindi a scorrimento laterale, orientata circa N/S e che lo divide in due (che non appare nella carta). A Nord, in posizione trasversale, c'è la fossa di Lentini – Scordia, che ne determina il bordo settentrionale.
La sismicità storica sembra concentrarsi in un'area compresa tra Augusta e Vizzini. La carta, del catalogo parametrico dei terremoti italiani, riflette l'idea dell'epicentro sulla terraferma nel terremoto del 1693


E veniamo ora alle possibili sorgenti del terremoto. Cominciamo da chi sostiene l'idea dell'epicentro in mare. Chi ha pensato a questo lo ha fatto anche per lo tsunami
La Scarpata di Malta: questa è un'idea che è andata molto per la maggiore: questa struttura è la prima che viene in mente parlando di geologia della Sicilia sudorientale. Recenti sondaggi geofisici hanno mostrato che a nord di Siracusa la struttura è attiva, a causa delle interazioni fra la crosta dello Jonio e il plateau ibleo. Per cui c'è chi come Gutscher ha fatto delle simulazioni ipotizzando un movimento distensivo sulla Scarpata di Malta,
Il Piano di subduzione della crosta ionica sotto Calabria e Sicilia: è una struttura evidente: magmatismo nelle Eolie, terremoti a più di 200 Km di profondità tra la costa calabra e le Eolie, caratteristiche della crosta e del mantello fra Jonio e Tirreno meridionale etc etc. In tutta l'area dalla Penisola Salentina alla Sicilia questa struttura non dà segni di vita o quasi. Pertanto o la subduzione si è fermata, o il piano di subduzione è bloccato (e prima o poi come quello della Cascadia (link) si sblocca e son dolori) oppure in questo periodo si muove in maniera asismica (e, sempre come in Cascadia, c'è una forte esposizione al rischio sismico). Questa terza soluzione è quella più probabile sia perchè le prospezioni geofisiche mostrano che sotto lo jonio ci sono dei piegamenti in atto, sia perchè sono stati trovati dei vulcani di fango. Personalmente mi sono chiesto se anche il terremoto del 1908 sia stato provocato da un movimento lungo il piano di subduzione, visto che ancora non si trova la faglia che lo ha generato: vedi.

Chi invece sostiene l'idea dell'epicentro sulla terraferma candida altre tre strutture:
La linea di Scicli, che sicuramente è stata sicuramente attiva in tempi recenti (geologicamente parlando, eh...) ed è l'idea su cui si muovono maggiormente i geofisici dell'INGV.
Le faglie del graben di Lentini – Scordia, probabilmente responsabili del terremoto di Lentini del 1988 ma che non paiono troppo coerenti con la situazione del 1693
Il sovrascorrimento della Sicilia Centrale sul blocco Ibleo. E' un'idea portata avanti da Giusy Lavecchia che ascrive a questa struttura anche il forte terremoto di Catania del 1818. Anche per questa struttura valgono le considerazioni fatte a proposito del piano di subduzione sotto la Calabria: perchè anche in questo caso lo scorrimento non è accompagnato da una sismicità diffusa? Scorrimento asismico o struttura bloccata che ogni tanto riesce a muoversi?

Per quanto riguarda la questione dello tsunami, il lavoro recente di Andrea Billi e Liliana Minelli che ipotizzano una frana sottomarina innescata dal terremoto per spiegare lo tsunami di Messina 1908 getta nuova luce sulla faccenda. Soprattutto è un buon punto di partenza per i sostenitori dell'”epicentrio a terra”. Oltretutto non è chiaro quanto tempo dopo la scossa principale si sia presentato il fenomeno.
Riassumendo, le ricerche su questo terremoto sono ancora in corso e non c'è ancora una visione condivisa dal mondo scientifico. Personalmente non riesco ad appoggiare una ipotesi o un'altra, e non perchè conosca solo per sommi capi la geologia dell'area (che spero di visitare il mese prossimo) ma soprattutto perchè tutte le ipotesi sono presentate in maniera valida.

C'è poi da considerare la forte scossa di due giorni prima: è stata lungo la stessa struttura che poi ha dato la tremenda mazzata dell'11 gennaio 1693 o no?
Riusciremo prima o poi ad avere più certezze che ipotesi?

martedì 7 luglio 2009

Cronologia climatica essenziale degli ultimi 20,000 anni

Sembra paradossale ma le difficoltà climatiche erano molto meno pericolose per i nostri lontani antenati cacciatori-raccoglitori di decine di migliaia di anni fa che per le prime civiltà. La bassa complessità di quelle società, la bassa interdipendenza fra i vari clan e la loro autosufficienza hanno permesso ai nostri antenati di cavarsela: il cambio di clima allontana le prede? Passiamo a raccogliere frutti. Solo l'estremo freddo li ha costretti ad allontanarsi da alcuni territori.
Invece nella nostra complessa società queste difficoltà potrebbero diventare drammatiche.
Tanti accadimenti del passato umano fra i quali gli sconvolgimenti politici in Egitto, Mesopotamia e Grecia, la nascita e il declino improvviso di regni ed imperi abbiano una spiegazione climatica (mi rivolgo in particolare a De Mattei, vicepresidente del C.N.R., storico e creazionista: le scienze stanno pure dando spiegazioni agli storici!!!!).

Particolarmente significativa è la correlazione degli spostamenti del confine fra l'area a clima mediterraneo e quella a clima atlantico in Europa con l'espansione e il ritiro dell'Impero romano in Europa centrale. Lo mette particolarmente in chiaro Brian Fagan, professore di antropologia all'Università di Santa Barbara nel suo libro “la lunga estate calda”, ennesima interessantissima pubblicazione della collana “la biblioteca delle Scienze”, i libri che accompagnano l'uscita di questo fondamentale mensile italiano. Da questo libro mi è venuto il bisogno di riguardare e correlare i cambiamenti climatici degli ultimi 20.000 anni.

Un'altro fatto molto significativo è che le variazioni climatiche non sono nello stesso senso dappertutto: in particolare per le precipitazioni si nota che se in un'area aumentano, in un'altra diminuiscono, questo vale a scala molto piccola (addirittura tra il Peloponneso e il nord della Grecia), come a scala mondiale: all'optimum climatico medievale, periodo caldo e umido in Europa, corrisponde un periodo siccitoso nelle Americhe. Simili considerazioni, anche se più rare, si vedono anche con le temperature: per esempio al freddo intenso dello Younger Dryas in Europa corrisponde un clima più caldo nell'area caraibica.


I grafici mostrano che negli ultimi 500.000 anni in generale gli aumenti e le diminuzioni delle temperatura sono profondamente diversi: gli aumenti sono bruschi e le diminuzioni graduali; i periodo più freddi sono quelli immediatamente precedenti ai rialzi improvvisi. Basti pensare a come l'aumento delle temperature verificatosi nella seconda metà del IX secolo DC sia stato preceduto da un apice freddo in cui pochi anni prima si ghiacciò pure il Nilo. Questa osservazione è valida sia per la oscillazione principale che per quelle secondarie che la accompagnano
E' anche importante la questione dei cicli di Heinrich, nei quali una corrente fredda proveniente dalla rapida dissoluzione di una calotta polare modifica l'assetto delle correnti nell'Atlantico, bloccando la circolazione oceanica a livello globale, modificando la sedimentazione nell'Atlantico e consegnando l'Europa a un periodo freddo e secco fino al suo ristabilimento. In pratica il riscaldamento e la distruzione di una calotta polare artica provocano in Europa un'ondata di freddo che può durare molti secoli. Frequenti nella storia geologica recente della Terra, ne abbiamo uno solo, l'ultimo, negli ultimi 20.000 anni.
Molti dati sono tratti dallo studio della composizione isotopica dell'ossigeno e dalla quantità di CO2 contenute nelle carote di ghiaccio campionate perlopiù in Groenlandia e Antartide, come questa, di Dome C in Antartide

Due appuntini finali:
1. questi dati non possono essere presi come scusa per negare l'attuale influenza umana sul clima, come anche io pensavo fino a poco tempo fa.
2. In caso di dati cronologici contrastanti, ho indicato quelli citati da Fagan


Date A.C.

1. DALL'ULTIMO MASSIMO GLACIALE ALLA "GRANDE INSTABILITA'"


18000: ultimo massimo glaciale. I mari sono circa 90 metri più bassi di adesso. Le temperature aumentano gradualmente.
17000: il Sahara rispetto ad oggi era ancora più secco. I suoi confini arrivavano molto più a sud Queste condizioni si sono protratte fino al 9000 AC
15000 migliora il clima nella Russia asiatica
14900: la calotta glaciale del Mare di Barents e quella laurentide cominciano a rompersi e provocano l'ultimo degli “eventi di Heinrich”: fasi in cui nell'Atlantico settentrionale aumenta la sedimentazione proveniente dall'area polare, segno che c'è un afflusso intenso di acqua da zone in cui si stanno sciogliendo i ghiacci. La conseguenza principale è il blocco della circolazione termoalina, in quanto l'acqua proveniente dai Caraibi non riesce più a scendere in profondità. Clima rigido e secco in Europa, Mediterraneo e Asia sudorientale, con la tundra artica che arriva fino alla Francia meridionale.
13000 il livello marino ancora molto basso fa sì che quasi tutta la zona ora occupata dal mare di Bering sia sopra il livello del mare: Siberia e Nordamerica sono connesse per centinaia di km.

2. LA GRANDE INSTABILITA' DELLA FINE DEL PERIODO GLACIALE

12700: finisce “Heinrich 1” e inizia lo stadio di “Bolling – Allerod”: ritorna in funzione la circolazione termoalina, le temperature in Europa sono in generale rialzo ma con una certa incertezza: si susseguono cicli anche di pochi anni anomalmente freddi o anomalmente caldi. Intanto la steppa si ritira verso nord e avanzano i boschi di pino e di betulla. Spesso le temperature erano più alte di quelle attuali. Aumentano le precipitazioni in tutta Europa, Mediterraneo e Asia sudorientale
12.000: con gli aumenti della temperatura sono in crisi tutte la calotte glaciali: la calotta laurentide e quella della Catena delle Cascate si dividono e una lingua di terra libera collega l'Alaska e le grandi pianure; i ghiacci si ritirano dalla Siberia e dalla Russia. I fiumi convogliano l'acqua dello scioglimento dei ghiacci verso il mare Eusino che a sua volta alimenta il Mediterraneo da est. Gli ultimi Mammuth scompaiono dalla Gran Bretagna, in parte per la caccia e in parte per il riscaldamento climatico che provoca la fine della tundra nelle Isole Britanniche, ormai isolate dal continente e che si stanno ricoprendo di boschi di betulle.
10800 inizio dello “Younger Dryas”: lo svuotamento tra Canada e USA del lago Agassiz interrompe di nuovo la circolazione termoalina. Freddo secco su Europa e Asia sudorientale: spariscono di nuovo le foreste e avanza la tundra. Il livello marino scende di circa 15 metri, per cui il Mar Nero si isola dal resto del Mediterraneo
10500: l'aumento del livello dei mari apre lo stretto di Bering: Asia e America sono separate
9600: fine dello “Younger Dryas”: lo svuotamento del Lago Agassiz consente alle perturbazioni di tornare verso nord e quindi riprendono i rifornimenti di acqua per la calotta Laurentide, che torna leggermente ad espandersi.
Ritornano le precipitazioni in Europa e Medio Oriente settentrionale, con conseguente nuova espansione in Europa, Anatolia, Mesopotamia e Valle del Giordano delle foreste.
Il lago Eusino continua ad abbassarsi di livello in quanto l'abbondante evaporazione non è compensata dall'afflusso di acque da nord: le piogge in Russia non portano ai fiumi tanta acqua come quando si stava sciogliendo la calotta polare russa
La zona di convergenza intertropicale avanza verso nord e si instaura un regime umido nel Sahara: coccodrilli ed ippopotami nei fiumi del Malì.

3. LA LUNGA ESTATE CALDA

D'ora in poi le variazioni climatiche si fanno meno violente, anche se continuano ad essercene. Degni di nota sono solo degli episodi più freschi e siccitosi.

7500 eruzione in Turchia dell'Hasan Dag con la formazione di una caldera. Qualche anno di clima freddo
7000: il confine fra il Sahara e il Sahel è circa 500 km più a nord di oggi. Fino alla latitudine dell'Haggar e del Tibesti, tra Algeria, Libia e Ciad, si estende una savana popolata da vari mammiferi di grossa taglia. Ci sono anche diversi laghi.
6200: collasso definitivo della calotta Laurentide. Le acque, forse provenienti anche da laghi come l'Agassiz, si riversano sia nel bacino del San Lorenzo che verso il Golfo del Messico. Nuovo stop alla circolazione termoalina con un raffreddamento di circa 3 gradi della temperatura media del mare. Si ristabiliscono per 400 anni le condizioni climatiche dello Younger Dryas. Gravi i danni per le popolazioni umane della mezzaluna fertile.
Questo periodo rappresenta la fase più fredda dalla fine dello Younger Dryas ad oggi e il periodo di massimo scostamento delle temperature dalla media degli ultimi 11.000 anni. Intanto i mari risalgono al ritmo di 46 mm/anno.
Il lago Eusino è al livello più basso della sua storia, perchè l'evaporazione, peraltro scarsa, non viene più compensata neanche dall'afflusso di acqua dalla Russia, che non riceve più precipitazioni da occidente. Le sue coste sono abbondantemente colonizzate.
5800: fine del periodo freddo. Si ripristina la circolazione termoalina e ritornano definitivamente l'anticiclone delle Azzorre e la depressione dell'Islanda. Inizia l'optimum climatico.
Primi villaggi agricoli in Mesopotamia.
5600: a causa dell'aumento del livello marino le acque del Mediterraneo invadono la depressione del Lago Eusino, che diventa il Mar Nero.
Emigrazione delle popolazioni agricole verso l'Europa Centrale (ceramica a bande lineari)
5000 finisce la transizione fra periodo glaciale e periodo interglaciale. Il clima diventa più costante
4000: l'agricoltura dilaga in Europa. Il livello dei mari è circa un paio di metri sopra all'attuale. Temperature e precipitazioni in Mesopotamia maggiori di quelle attuali.
Le incisioni rupestri in Algeria descrivono la caccia a elefanti, bufali rinoceronti e ippopotami.
Fiumi permanenti sono presenti nel Sudan e il clima più umido di oggi consentiva l'esistenza di laghi anche a occidente della valle del Nilo
3800/2700: periodo più fresco e più asciutto in Europa, Mediterraneo e aree limitrofe. Il monsone si indebolisce e si sposta verso sud. Progressivo inaridimento di Mesopotamia e Punjab. Ci sono evidenze che fanno pensare ad un rallentamento, se non ad un blocco, della circolazione termoalina tra il 3200 e il 3000 AC.
Anche l'Egitto viene colpito dalla siccità per cui il confine tra Sahara e Sahel si sposta di nuovo verso sud. Le piene del Nilo diminuiscono fortemente.
3500: nelle pitture rupestri algerine scompaiono i grossi animali: vi sono dipinti solo bovini addomesticati e piccola selvaggina
La siccità aumenta e presto la valle del Nilo diventerà l'unico luogo abitabile.
2200: una forte eruzione vulcanica nell'emisfero nord, di incerta collocazione ma registrata in tutte le calotte glaciali, provoca inverni freddi e una siccità lunga circa 275 anni nel Mediterraneo orientale e nel sudovest asiatico. Una nuova decelerazione della corrente termoalina consente una espansione dei ghiacciai. I maggiori indiziati, a giudicare dal database dello Smithsonian, sono lo Shiveluch in Kamchaka e i nostri Campi Flegrei
2180: improvviso calo dell'intensità delle alluvioni del Nilo
Segue una fase piuttosto stabile.
1200: probabile nuovo ciclo siccitoso in medio oriente. Il clima atlantico è presente dal Marocco alla penisola Iberica all'Europa Centrale. Italia, Turchia e Balcani sotto il clima continentale.
Solo l'Africa settentrionale presenta un clima mediterraneo (attualmente il limite fra clima mediterraneo e atlantico è nella Francia Meridionale).
850: improvviso picco freddo in nordeuropa, rimasto impresso nelle saghe nordiche come l'Inverno di Fimbul, che sarebbe durato tre interi anni. Ci sono delle incertezze a questo proposito: alcune fonti collocano questo periodo un paio di secoli dopo. Si tratta forse di episodi distinti? (Altri invece confondono l'inverno di Fimbul con la crisi del 535/536 DC). E' di quel periodo una grande eruzione del vulcano Katla, in Islanda, che viene presumibilmente assegnata proprio alla metà appunto al IX secolo AC.
Da quel momento si assiste a un progressivo ritiro verso nord del clima atlantico: nel 300 AC solo le Isole Britanniche vi saranno soggette. Tutta l'Europa è sotto il clima mediterraneo, ad esclusione delle aree a clima continentale di Paesi Baltici, Bielorussia, Russia e Ucraina.
300 AC inizia un nuovo spostamento verso sud dei confini climatici

Date DC

300 DC: in 600 anni si ritorna alle condizioni del 1200 AC: il clima mediterraneo rimane solo in Africa settentrionale
400 clima sostanzialmente mite in Europa
VI secolo: crollo delle temperature.
535 /536 grande crisi climatica. Una nebbia secca avvolge tutto il vecchio continente dal Mediterraneo alla Cina. Neve in Mesopotamia. Seguì uu periodo freddo e siccitoso. Si ipotizza una eruzione vulcanica non ancora ben localizzata, tra l'Indonesia e le Fiji: Nonostante alcune idee un po' fantasiose su una eruzione del Krakatoa, nello stretto della Sonda, è il Rabaul, in Nuova Guinea, il candidato migliore. Sono state avanzate anche spiegazioni diverse, ancora più fantasiose, come il passaggio di una cometa.
829: apice del freddo, con il Nilo ghiacciato
850. le temperature in Europa iniziano di nuovo ad aumentare, mentre a est la steppa diventa più fredda e più umida

900 / 1300: l'ecotono, il confine fra il clima mediterraneo e quello atlantico, si sposta verso nord.
E' il “periodo caldo medievale”: clima umido in Europa con temperature medie maggiori di quelle attuali di circa un grado. In Inghilterra si produce ottimo vino. I vichinghi colonizzano la Groenlandia a partire della fine del X secolo. E' incerto se sia stata chiamata “terra verde” perchè sgombra dai ghiacci e priva di vulcani o semplicemente per attirare colonizzatori.
1158: un'eruzione in Islanda, ancora dell'Hekla, provoca una serie di annate fredde
1313/1321 un ciclo di piogge intense inaugura la “piccola era glaciale”. In questo periodo oltre a un nuovo avanzamento dei ghiacci alpini e di quelli polari c'è un severo peggioramento delle condizioni meteo nell'Atlantico settentrionale.
Per qualche secolo succederà spesso che in inverno si gelino i laghi in Svizzera. I vichinghi abbandonano la Groenlandia.
XVII secolo: la zona di convergenza intertropicale, che corrisponde alla zona di massime piogge, è a ridosso dell'equatore: clima più umido di adesso nelle Galapagos
1645 / 1710: minimo di Maunder: picco negativo dell'attività solare, con la formazione di un bassissimo numero di macchie solari. Corrisponde all'apice della “piccola era glaciale”. 1783/86: una gravissima eruzione vulcanica in Islanda distrugge i pascoli. L'isola perde i tre quarti del patrimonio bovino e un quarto della popolazione. Nel 1783 la cappa sulfurea arriva fino a Parigi
1816: l'anno senza estate in Europa provocato dall'eruzione del Tambora in Indonesia. Le temperature medie crollano di 3 gradi.
1820 / 1840: un ventennio con estremi climatici notevoli prepara la fine della “piccola era glaciale”. Da allora è riscaldamento, molto accentuato negli ultimi anni, nei quali è altamente probabile un concorso da parte delle attività umane.
La zona di convergenza intertropicale sembra che sia risalita e che stia tuttora risalendo (adesso è tra i 3 e i 7 gradi di latitudine nord)

lunedì 6 luglio 2009

11 luglio: un convegno a Roccamonfina sulle più antiche impronte di Homo esistenti al mondo


Qualche tempo fa scrissi come le più antiche orme al mondo del genere Homo siano state trovate in Camapnia, sul vulcano spento di Roccamonfina. Ci sono delle minime testimonianze che qualcosa su quel vulcano sia successo anche circa 2200 anni fa, ma non mi paiono segnalazioni affidabili.

In pratica, un gruppo di umani (formato da neandertaliani o dai loro antenati Homo Heidelbergensis) stava scendendo lungo un pendio ricoperto da ceneri, allora ancora non consolidate perchè il vulcano era ancora attivo e si erano deposte da poco.
Scendere lungo i pendii di ceneri è una cosa divertentissima, l'ho fatta anche io su Vesuvio, Etna e Stromboli: si corre giù che è una meraviglia. Basta cominciare a "frenare" molto prima che finisca la distesa di ceneri, altrimenti se arrivi a quella velocità su massi grossi o su altro terreno la caduta è obbligatoria e le rocce vulcaniche tagliano come poche....

Dopo aver finalmente capito cos'erano le “ciampate del diavolo” (il bello è che nel nome popolare un fondo di verità c'era davvero!) si impongono evidentemente delle precauzioni per la conservazione e la fruizione del geosito, non solo da parte degli studiosi ma anche da parte dei visitatori: a causa del suo eccezionale interesse questo ritrovamento potrebbe dare una spinta all'economia locale ma che deve essere mantenuto perfettamente nella sua interezza.
Per questo il prossimo sabato 11 luglio 2009, a partire dalle ore 9,30, nella sala convegni del Ristorante "Il Vulcano" di Roccamonfina, si svolgerà il convegno "Conoscere il Roccamonfina - 1. Il geosito".

Il territorio del Roccamonfina, com'è testimoniato da pubblicazioni e divulgazioni, comincia ad essere noto anche al di fuori dell'Italia: in particolare le "ciampate del diavolo" hanno fatto giustamente molto rumore (anche se più all'estero che in Italia...): ne hanno parlato anche Nature e la BBC, e non poteva essere altrimenti vista l'importanza del ritrovamento (ben più antico di quanto sostenga sia la Terra l'attuale vicepresidente del CNR... ma questo è un altro discorso)

Al convegno, oltre alle "solite" autorità, che così saranno finalmente "costrette" ad ascoltare gli scienziati, verrà affrontato il Roccamonfina dal lato geologico-vulcanologico, biologico, naturalistico, storico e etnografico.

Sono veramente dispiaciuto di non potervi partecipare, e ringrazio il dottor Adolfo Panarello per l'invito. Comnuque, lancio la notizia perchè la ritengo assolutamente importante: le "ciampate del diavolo" e il Roccamonfina in generale sono veramente fra le cose piiù interessanti da vedere

venerdì 3 luglio 2009

La difficoltà di comunicazione fra gli enti ferroviari europei è alla base della tragedia di Viareggio?

In questi giorni, oltre a lavorare, ho seguito molto le vicende viareggine, su cui ritornerò specialmente a causa delle scomposte reazioni in molte parti d'Italia. Molti sanno del problema causato dallo svio di una cisterna tra Prato e Bologna, pochi sanno di altri casi del genere avvenuti in Italia nell'ultimo periodo.
"Svio" è un termine tecnico che indica sia la causa di un deragliamento che avviene perchè una ruota esce dal binario, sia un deragliamento di piccole proporzioni
Giusto ieri un amico mi ha avvisato che in Germania, una serie di incidenti del genere aveva suscitato l'interesse della Agenzia Federale per la sicurezza ferroviaria. Dopo una accurata indagine ne sono state trovata la causa, perchè tutti i carri coinvolti montavano carrelli equipaggiati con due classi particolari di assi. L'agenzia aveva trasmesso il dato, ma evidentemente in Italia dopo un mese nessuno si era occupato della questione) ammesso che la documentazione sia arrivata). A parziale scusante bisogna considerare che persino le Ferrovie Federali Tedesche hanno recepito i consigli 20 giorni dopo la notizia.

Ne è nato un articolo su "Nove da Firenze", una testata on-line su cui parlo spesso di ferrovie ma anche dei temi di Scienzeedintorni.

E' evidente come, nel caso che davvero il vagone deragliato fosse dotato degli assi incriminati e caricato in modo da avere un peso assiale superiore alle 20 tonnellate, sarebbe bastato un maggior coordinamento fra agenzie nazionali per la sicurezza ferroviaria, aziende che fanno trasporto ferroviario, aziende proprietarie di carri e aziende proprietarie delle reti ferroviarie. Bastava solo riempire meno il carro e non sarebbe successo niente

Nota del 5 luglio: interpellate a proposito, le FS smentiscono che il carico assiale fosse superiore alle 20 tonnellate per asse. Facendo un calcolo a spanne dovevano essere all'incirca attorno alle 28.
Ambienti tecnici hanno mostrato molto scetticismo sulla questione dell'esistenza della saldatura. Appare sicuramente strano.
Comunque che qualcosa non vada per il verso giusto nella manutenzione dei carri lo si vede da altri svii. Io avevo già lanciato un allarme prima di questa tragedia su "Nove da Firenze".
Noto inoltre come la "normale" casistica sugli svii consiste di più in incidenti nelle stazioni durante il passaggio negli scambi piuttostochè avarie in linea come in questi giorni.

domenica 28 giugno 2009

L'inconcludente meeting dell'IWC a Madeira

Trovare un meeting più inconcludente di questo sarà molto difficile: tutto rinviato al 2010 quando l'organizzazione sarà ad un bivio drammatico: continuerà ad esistere oppure si dissolverà e/o le nazioni che vogliono cacciare le balene si sentiranno libere di farlo senza nessuna costrizione. Di fatto il senso del rinvio è questo e per studiare il futuro dell'IWC è stato attivato un sottocomitato che si riunirà ad ottobre in Cile. Praticamente questa è l'unica decisione uscita da 4 giorni di discussioni.
Ma si poteva fare di più? Difficile: purtroppo fra favorevoli e contrari alla caccia le posizioni sono inconciliabili. Intanto il fronte del “sì” accoglie un nuovo membro, la Danimarca che vorrebbe il permesso per permettere agli aborigeni di praticare la caccia tradizionale di 10 esemplari di megattera lungo le coste groenlandesi, in aggiunta ai 178 capi di Balena della Groenlandia in programma. Non so se dietro la richiesta ci sia il nuovo governo groenlandese. Gli altri membri della Unione Europea non l'hanno presa molto bene. Comunque la discussione di questa richiesta è stata rinviata, ma non al meeting dell'anno prossimo: per adesso se ne dovrebbe discutere in un meeting secondario in programma a ottobre.

Che tiri una brutta aria lo si nota anche dalla questione dei “santuari”, le zone di protezione integrale dalla caccia alle Balene: è stata pure rimandata per l'ennesima volta la discussione sulla istituzione di nuove aree, come quella dell'Atlantico Meridionale (un cavallo di battaglia del Brasile). Notiamo come in quell'area per adesso nessuno vi faccia attività del genere: sarebbe stato un bel gesto l'approvazione da parte delle nazioni favorevoli alla caccia, ma evidentemente volevano qualcosa in cambio. Quanto al whalewatching, che sta diventando un business importante e che chiaramente si scontra con la pratica della caccia, forse stiamo un po' esagerando: un gruppo di studio si occuperà del problema della influenza di questa attività sulla vita dei cetacei. Una delle poche decisioni prese e non certo una di alto livello....
Il meeting poi si è occupato dei problemi che i cetacei stanno incontrando ed incontreranno a causa dei cambiamenti climatici. Particolarmente interessati non sono solo quelli che vivono in zone polari, bensì sono a rischio anche le popolazioni che vivono in ambienti costieri: l'innalzamento del livello marino, le modificazioni delle correnti all'uscita dei fiumi in mare e del regime dei fiumi stesso (dettato da cambiamenti nella quantità e nella distribuzione delle precipitazioni) potranno apportare modifiche anche pesanti all'ambiente, a livello morfologico e nella distribuzione del carico dei sedimenti. Con quali conseguenze per la fauna non è dato sapere, anche perchè sono questioni estremamente localizzate e ciascuna area ha le sue peculiarità.

Sulla questione delle balene vittime di incidenti, spesso letali come nel caso del Capodoglio che si vede nella figura qui a fianco, si registra che è stato attivato dall'IWC un database degli incidenti. Non sempre lo scontro è mortale per gli animali: sono state spesso avvistate balene vive che portano i segni degli scontri. Il globo di cui sono dotate le navi moderne sotto la prua è un grave problema quando lo scontro avviene sul davanti dell'imbarcazione. Ovviamente elencare i morti serve ma non è l'unico aspetto per capire quanto queste perdite incidano sulla popolazione: è ovviamente necessario conoscere anche la consistenza degli stock. C'è poi il lato umano ed economico della cosa: danni alle imbarcazioni e vittime fra le persone. Oltre alle normali navi da carico, hanno avuto incidenti del genere navi da crociera, aliscafi e imbarcazioni di whale-watching.
Purtroppo non tutti gli incidenti vengono annotati e non sempre per omissione: è possibile che nessuno sulla nave, specialmente se commerciale, si accorga della cosa. Spesso che c'è stato un incidente lo si nota quando una carcassa arriva sulla costa e viene analizzata. Le aree più a rischio sono quelle dove sono contemporaneamente più alte la densità della popolazione e quella del traffico navale. Tali condizioni si verificano di più lungo la costa atlantica del nordamerica e nel Mediterraneo

Uscendo dalla cronaca, non capisco perchè i giapponesi abbiano rifiutato la diminuzione delle catture “a scopo scientifico” in Antartide in cambio del permesso di cacciare commercialmente nelle acque di casa loro un numero di capi pari al “taglio” delle catture nelle acque polari. I miei dubbi aumentano se si pena anche che hanno davvero l'obbiettivo di cacciare a scopi scientifici nel Pacifico Settentrionale.... Forse puntano semplicemente ad ottenere nuove quote. E tutto questo mentre il governo giapponese ammette esplicitamente il consumo di carne di balena nel proprio paese, chiedendo alle altre nazioni di essere d'accordo che in qualche nazione si possa mangiare.
A proposito: ho finalmente trovato un lavoro scientifico sui dati ricavati dalle balene cacciate: un riassunto di un workshop tenutosi a Yokohama alla fine del Gennaio 2009. Non mi risulta abbia avuto una vasta eco nel mondo scientifico. Ho gli atti di questo convegno e li leggerò appena posso. Da una lettura sommaria resto perplesso soprattutto su una cosa: le catture servirebbero per determinare diverse variabili, fra cui età, peso e dimensioni, aspetti genetici, malattie, effetti dell'inquinamento e di cosa si nutrono le balene. Soprattutto con l'ultimo si rasenta il ridicolo, visto che proprio da parte del Giappone e dei suoi sostenitori era stato avanzato il dubbio che le balene fossero la causa del declino delle popolazioni ittiche e che quindi causavano danni economici (nei confronti dei pescatori) e ambientali. Ma non si erano accorti che più che tonni, merluzzi e altri pesci di interesse commerciale i grandi cetacei si ingollano tonnellate di krill o di altri piccoli crostacei planctonici????
Sempre per il Giappone mi chiedo quanto effettivamente costi una cattura. Non solo in spese “vive”, ma per esempio in tutta quella attività internazionale a sostegno della cosa: penso soltanto a quante nazioni aderenti all'IWC del terzo mondo non hanno tradizioni di caccia alle balene ma sostengono questa attività e le tesi del Sol Levante nell'IWC solo perchè il suo governo in qualche modo li ripaga.

Intanto gli islandesi hanno cominciato la caccia alla balenottera comune. Quest'anno ne vorrebbero catturare 150, anche se la specie è definita “in pericolo” dalla “International Union for Conservation of Nature”. Il nuovo governo irlandese protesta timidamente (la ripresa della caccia è il frutto dell'ultima riunione - pre-elettorale! - del vecchio governo, che fra parentesi mi pare fosse di sinistra). Le proteste probabilmente sono utili sul fronte esterno, e cioè in funzione di un avvicinamento alla Unione Europea. Mistero sulla sorte della carne: i giapponesi (almeno ufficialmente) non ne sono interessati e sembra che i norvegesi abbiano sospeso le catture a meno della metà delle 885 previste semplicemente perchè non riescono a venderla.

E alla fine questa potrebbe essere la soluzione: nessuno compra carne di balena, nessuno caccia le balene.... Si teme che per adesso finisca nelle scatole di cibo per animali. E' una "leggenda metropolitana" diffusasiin rete o una ipotesi reale

sabato 27 giugno 2009

Ormai siamo alla frutta: un creazionista al vertice del CNR.


Il C.N.R., il "consiglio Nazionale delle Ricerche" ci informa che il Professor De Mattei è il subcommissario del C.N.R. con delega per il settore delle macroaree delle scienze giuridiche, socio-economiche, umanistiche e dei beni culturali, nonché vicepresidente dello stesso consiglio.
Nato a Roma il 21 febbraio 1948, si è laureato con 110 e lode in Storia Contemporanea presso la facoltà di Scienze Politiche dell’Università di Roma “La Sapienza” (1972). Dopo la Laurea si è formato alla scuola dello storico Armando Saitta, di cui è stato assistente ordinario di Storia Moderna presso la medesima Facoltà di Scienze Politiche dal 1973 al 1981.

Prendiamo atto che uno storico è vicepresidente di una istituzione scientifica. Nel paese di Croce e Gentile è normale. La scienza è subordinata alla Cultura Umanistica (le iniziali minuscole e maiuscole NON SONO un refuso tipografico....).
E' un cattolico praticante e questo di principio non mi scandalizza assolutamente: al solito non vedo perchè in uno Stato laico si debba fare distinzioni e discriminazioni fra cattolici, altri cristiani, musulmani, atei, agnostici e quant'altro. Quindi trovo logico che possa essere stato scelto. Più paura, da un punto di vista scientifico, mi fa il titolo di un suo scritto: Il C.N.R. e le Scienze Umane. Una strategia di rilancio. Per carità, che il C.N.R. si occupi anche di storia, diritto e quant'altro lo trovo giusto e doveroso, ma rilanciarlo su questi temi in un Paese che ha un drammatico bisogno di ricerca scientifica e tecnologica mi lascia perplesso. Come mi terrorizza a priori (ma spero di sbagliarmi), un altro titolo: Finis Vitae. La morte cerebrale è ancora vita?.

Ma qual'è il problema che secondo me rende incompatibile la presenza del Prof. De Mattei al vertice del C.N.R.? Il suo impegno antievoluzionista.
Sì, perchè fra le affermazioni di questo signore abbiamo anche questa: “L'evoluzione è solo un'ipotesi filosofica, che non ha trovato un serio supporto da parte della ricerca empirica”.
Olretutto Leucophaea ci informa che il prof. Roberto De Mattei è lo stesso (e non un omonimo) che dirige una rivista, “Radici Cristiane”, di spiccato tratto antidarwinista e che nella home page ha una foto di uno scimpanzè accanto a un bambino con il titolo: evoluzionismo, il tramonto di una ipotesi.
Ed in effetti Pikaia ha dato notizia che l'ultimo numero della rivista dell'ineffabile De Mattei ha pubblicato uno speciale dal titolo "L'evoluzionismo contraddice la scienza" con i seguenti articoli:

· Evoluzionismo: un'ipotesi eticamente aberrante
· Dalla scienza un secco rifiuto all'evoluzionismo
· La termodinamica contraddice l'evoluzione
· Il tempo richiesto dalla sedimentazione contraddice l'ipotesi evoluzionista
· Ma dove sono quei milioni di anni
· Dinosauri: molto più "moderni" di quanto si creda...
· Le datazioni radiometriche non sono affidabili

La cosa è ancora più pazzesca se si pensa che sono il sunto di un convegno tenutosi il 23 febbraio scorso in una sala del C.N.R. stesso!
Ritengo semplicemente vergognoso che una persona simile occupi un posto così alto nella gerarchia di una istiutuzione di questo genere: abbiamo bisogno di ben altro se vogliamo rilanciare questo Paese!!!

Ah, fra parentesi: persino Papa Ratzinger ha scritto un documento in cui accetta l'età della Terra come proposto dalle Scienze....

mercoledì 24 giugno 2009

A Madeira il meeting 2009 dell'International Whaling commission

A Madeira si sta svolgendo il sessantunesimo meeting annuale della IWC, la International Whaling Commission.
Per riepilogare la situazione precedente rimando a questo post.

Innanzitutto una buona notizia: la popolazione della megattera in Africa orientale è attualmente arrivata al 65% della consistenza prima che iniziasse il suo sfruttamento. In questo ultimo anno sono arrivate delle informazioni più complete sulla situazione di altre specie. Sembra che Balenottera australe, Balena Franca Meridionale e Balenottera Azzurra mostrino un deciso trend di incremento, anche se tutti i numeri sono ancora molto bassi rispetto alle stime sulle popolazioni di qualche secolo fa.
Se nell'emisfero meridionale le cose vanno un po' meglio, la crisi nell'emisfero settentrionale perdura: per esempio ci sono solo 130 esemplari rimasti di balena grigia settentrionale lungo le coste asiatiche delle Sakhalin (fra le quali meno di 30 femmine in età riproduttiva), a rischio per le esplorazioni petrolifere nel loro territorio. Invece la popolazione occidentale di questa specie, lungo le coste pacifiche americane, è tornata su livelli discreti, circa 20.000 unità. Nell'Atlantico settentrionale, se purtroppo vivono non più di 300 balene franche nordatlantiche, tutto sommato non se la passano male le superstiti balene della Groenlandia (circa 12.000 esemplari, contro una popolazione originaria di circa 50.000).
Per questo la sottocommissione sui permessi di caccia tradizionale per le popolazioni aborigene ha stabilito che le 178 catture programmate per quest'anno non minacceranno l'esistenza di questa popolazione.La più grande difficoltà per ricostituire gli stock ante-caccia delle balene è la lentezza del ciclo riproduttivo: occorrono fra i7 e i 12 anni ad una femmina per poter essere in grado di avere una gravidanza, che dura circa un anno e genera un solo cucciolo (non ho mai avuto notizie di parti gemellari). Sommando questo fattore a pesca, inquinamento, animali che si impigliano nelle reti e urti con navi, dire che non sono più animali a rischio è molto difficile. In particolare ci sono numerosi sforzi per evitare al massimo le perdite dovute a collisioni con navi. Sui cetacei morti per incidenti o impigliati nelle reti c'è l'unanimità dei membri dell'IWC sulla necessità di ridurre a zero questo numero.

Sono oltre 40.000 le balene uccise dal 1985, quasi tutte per misteriosissimi scopi scientifici (sinceramente aspetto sempre un articolo ricavato da queste ricerche). Comunque un risultato scientifico c'è stato: grazie al DNA è stata appurata la provenienza di alcune partite di carne di balena sequestrate.
Ora il problema si fa serio. Specialmente il Giappone, ma anche Islanda (recentemente accusata da Greenpeace) e Norvegia, insistono per il ritorno alla caccia commerciale. Ricordo che in questo momento la caccia avviene per scopi scientifici: i giapponesi sostengono che le cartture servono per capire età, sesso e stato di salute delle popolazioni dei cetacei anche se il governo dichiara, meno pudicamente, che “la caccia alla balena è parte della cultura del nostro Paese”. L'Australia invece sostiene l'inutilità di questa attività dal punto di vista scientifico perchè con un sistema diverso si possono ottenere gli stessi dati senza ammazzare nessun animale.


Secondo William Hogarth, il presidente della IWC c'è il rischio che questi stati non aspettino ancora molto e quindi o verrà loro data via libera o agiranno in altro modo. Come faranno Hogarth non l'ha detto ed evito qualsiasi ipotesi non conoscendo bene la materia.
Mi chiedo inoltre se la raggiunta indipendenza della Groenlandia potrebbe avere come conseguenza una quarta flotta di caccia da aggiungere ai quantitativi permessi alle popolazioni indigene visti sopra.
Oltre che presidente della IWC, William Hogarth è anche il delegato degli USA e la sua posizione è in pericolo dopo il cambio di presidenza negli USA. Comunque ottenne un buon successo due anni fa quando riuscì ad evitare la ripresa della caccia alle megattere da parte dei giapponesi.
Il problema, secondo lui, è che ora come ora non si può pretendere che Giappone, Norvegia e Islanda si fermino con la caccia, ma che d'altro canto queste nazioni non possano pensare di aumentare le quote.
Hogarth avrebbe cercato un compromesso con i giapponesi: diminuire le catture in Antartide e aumentarle nei mari costieri della nazione asiatica. Questa proposta ha per una volta visto d'accordo Giappone, Australia e Nuova Zelanda, che l'hanno tutte e tre respinta, anche se per motivi diversi.
Il meeting di Madeira è attualmente in svolgimento e quindi aspettiamo di sapere come andrà a finire.